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Viticultura in Oltrepo’

Solo quando si iniziano a percorrere le sue colline si può cominciare a capire quante migliaia di viti sono coltivate. Proviamo a dare un riferimento: circa 50.000.000 di piante di vite con almeno 30 varietà di uve differenti tra cui Barbera, Croatina e Pinot nero per le uve rosse e Riesling italico, Riesling Renano, Moscato e Cortese per le uve bianche. Un vero patrimonio ampelografico, produttivo, economico e sociale che trae origine e sostanza da una delle aree in assoluto più vocate di tutto il Nord d’Italia.

Pensiamo solo alla prestigiosa possibilità di produrre Pinot nero in rosso e non solo per base spumante; l’Oltrepò è infatti per estensione vitata la terza area europea per il Pinot nero (prima ci sono solo Bourgogna e Champagne). Questo Consorzio, con una superficie vitata di 13.327 ettari, è il più esteso della Lombardia e occupa la terza posizione in Italia per superficie con denominazione, alle spalle dell’Asti e del Chianti.

Il territorio si può dividere in tre fasce altimetriche:

  • Fascia montana estesa per 325 km
  • Fascia collinare a partire da 100 m.  sino a 600 m. di quota che si estende per 464 km
  • La pianura per 309 km

 

L’origine della viticoltura nell’Oltrepo Pavese è antichissima, tanto che la troviamo citata già da autori classici greci e romani; poi da altri nel 1000 e 1500  e da monografie edite nel 1800. Citiamo:

il Bollettino del Comizio Agrario Vogherese del 1876, annunciava il rinvenimento nei pressi di Casteggio di un reperto in pietra arenaria scolpito con un grappolo d’uva; il Robolini nelle “Notizie storiche di Pavia” parlando di fondi rustici, dal 600 al 1300, segnala quasi sempre le vigne dell’Oltrepo Pavese , così come Andrea Bacci, nella sua monumentale opera “De Naturali Vinorum Historia de Vinis Italiae”, intorno al 1550 scrive che, passando dal Piemonte e andando verso la Lombardia, la stessa amenità di quei vitiferi colli piemontesi continuava su tutta la linea dei colli che sovrastano il Po nella pianura della via Emilia, sui quali si trovavano tante cittadine fra campi e vigneti ubertosissimi.

In definitiva si può dire che il vigneto oltrepadano ha seguito ininterrottamente la storia della nostra Penisola con vini celebrati da tempi immemorabili, che rinverdiscono oggi la loro antica rinomanza sia attraverso le denominazioni d’origine controllata, sia nei prestigiosi nomi aziendali, sia nei nomi dei “paesi del vino” come Canneto, S.Maria della Versa, Rovescala, S.Giuletta, Castana, Broni, Casteggio, Montù Beccaria, Cigognola, Pietra dè Giorgi, S.Damiano, Calvignano, ecc….sia infine attraverso le fiorenti e validissime cantine sociali che, insieme a quelle private, contribuiscono a valorizzare la produzione vinicola oltrepadana, risorsa principe di tutta la laboriosa popolazione dell’Oltrepo Pavese.

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