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L’Oltrepo’ Pavese

Alla destra del fiume Po, tra gli affluenti Stafforra (Voghera), Versa (Stradella) e l’ Appennino Lombardo, in una varietà di paesaggi senza uguali, troviamo la suggestiva “area collinare denominata Oltrepo Pavese“, in passato terra piemontese.

Queste colline fertili di vigneti, con vallate e torrenti che attraversano i piccoli paesi, tutti legati all’agricoltura, da secoli al centro di una fiorente produzione enologica, iniziata prima del dominio degli Sforza e dei Duchi di Milano, portano in sé l’eco di una storia ricca di avvenimenti e, il ricordo ancora forte, di profumi ed usanze lontane dal nostro modo di vivere moderno, ma legate alla tradizione.

Percorrendo queste tortuose strade, lo sguardo spazia su grandi orizzonti: sulle vette spiccano storici castelli, ora trasformati in dimore turistiche ed in aziende vitivinicole.

La collina con i suoi (400-500 metri di altezza), permette a coloro che volessero ammirare le bellezze del luogo, di scoprire un mondo dalle mille sfaccettature e dai mille volti.

Naturalmente in un territorio particolare come l’Oltrepo, le tradizioni, gli usi, i costumi e i dialetti sono conservati da secoli, tanto che, in questi luoghi sembra di essere ai confini del tempo.

Il vasto gruppo di operatori dell’informazione, in concomitanza con le giornate enologiche del “Bonarda Festival 2005“, hanno naturalmente il compito di far conoscere queste meraviglie dell’Oltrepo e scoprire quello che è il vero spirito del vino…

Percorrendo le sue strade o per meglio dire “scollinando“, tra i luoghi dove sono ancora presenti le testimonianze medioevali ed i resti romani, ben conservati dopo secoli, come l’Eremo di Sant Alberto Butrio, il castello di Oramala (citato da Dante), la millenaria chiesetta di Canevino, tanto per ricordare alcuni luoghi di grande richiamo turistico, è dolce perdersi, rilassarsi, ritrovarsi.

Ma quello che più attrae dell’Oltrepo Pavese sono i paesaggi mozzafiato, la cordialità della gente (sempre generosa), il suo ricco patrimonio gastronomico (basta citare il Salame di Varzi) dove profumi ed aromi esaltano piatti storici, accompagnati dai grandi vini rossi che si producono in questa terra incredibilmente bella, in tutte le stagioni.

Il Castello di Luzzano , nel territorio di Rovescala, posto al confine fra la Lombardia ed Emilia (è già citato per la sua produzione enologica fin dal 1000, quando uve e vini erano moneta di pagamento per le prebende destinate al Monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia).

Il Castello di Luzzano e le annesse aziende agricole appartengono da oltre un secolo alla famiglia Fugazza ed ora, Maria Giulia e la sorella Giovannella Fugazza, hanno trasformato l’edificio della vecchia Dogana(era il confine lombardo-emiliano) in una modernissima locanda, con camere ben arredate con annesso un raffinato ristorante, in cui vengono serviti piatti storici locali, elaborati con i prodotti di stagione accompagnati dai migliori vini DOC, firmati “Castello di Luzzano”.

Nell corso di questo interessante viaggio nell’Oltrepo, una sosta a Canevino è d’obbligo.

È un minuscolo Comune con poco più di trecento abitanti, disseminati in una decina di frazioni.

Canevino era già noto nel lontano ‘900, per il “transito” delle spoglie del monaco irlandese San Colombano (noto come “l’uomo di Dio il grande camminatore”) dalla diocesi di Bobbio (Piacenza) a quella di Pavia. Dalla chiesetta posta in cima ad una collina, lo sguardo spazia sul monte Penice e qui si gode di un clima quasi marino essendo in linea d’aria poco distante dal mar Ligure.

A 550 metri sul mare, i vigneti che allignano su tutto il territorio, vengono coltivati da millenni, secondo una tradizione contadina immutata nel tempo.

I tralci si legano ancora con la “stoppa” di salice, una pianta assai radicata nel colle boscoso di Canevino.

I vigneti danno uve rosse per produrre Barbera e Bonarda, mentre da quelle bianche vini pregisti come il Moscato e Riesling.

Un ristorante: “Il Paradiso”, tre agriturismi, (La Primula, Il Borgo, e Il Fienile) sono aziende agricole (Calatroni, Casella, Caseo, Fugazza, Guastoni, Pochintesta) sono il fior fiore dell’enologia di Canevino, paese del nome storico, ma dall’etimologia incerta.

L’Oltrepo Pavese oltre a proporre la tradizione di cui la terra è già portavoce, offre la possibilità di sentire echeggiare nella propria mente, con un po’ di fantasia e soprattutto con la passione del cuore, la musica della fisarmonica, strumento a fiato così caratteristico, ma valorizzati da grandi musicisti di fama mondiale.

La visita al Museo della Fisarmonica di Stradella, ha permesso ai colleghi della stampa estera, di scoprire una realtà a tanti sconosciuta.

Le fisarmoniche di Stradella infatti sono strumenti musicali (artigianali), che hanno conquistato, in tutto il mondo, gli appassionati bel grazie a questo strumento poliedrico.

All’organizzazione di questi “eductour” ha contribuito il Movimento del Turismo del vino della Lombardia (Presidente Carlo Pietrasanta enologo e produttore di San Calombano al lambro) è durante gli incontri con la stampa specializzata, che Pietrasanta ha illustrato il programma elaborato dall’Unione dei Comuni: Santa Maria della Versa, Rovescala e Canevino, Ruino, Volpara, Golferenzo, Fortunato, Bogoratto, Mormorolo per il piano di sviluppo delle zone rurali, per il miglioramento qualitativo della filiera produttiva vitivinicola.

Inoltre è stata completata la segnaletica stradale dell’itinerario dei “Vini Alta Collina“, territorio questo tra i più importanti per la produzione di uve da spumante.

Qui la trasformazione avviene con il metodo classico.

Per scoprire i vini di questo territorio e tutti i prodotti tipici che fanno da corona all’ enologia di pregio dell’ dell’Oltrepo Pavese, è attualmente in distribuzione (gratuita) la pubblicazione: “La Strada di Vino e dei Sapori dell’Oltrepo Pavese” con una dettagliata descrizione di tutto il territorio.

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