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I Vercesi della Crosia… un po’ di storia.

Marco Vercesi
Vignaiolo in Oltrepo’

NOUS SOMMES SE QUE NOUS PRODUISONS

Vercesi, cognome comune tra le valli dell’Oltrepo’ soprattutto nella Valle Versa dove lo scorrere del suo torrente, il Versa, gli ha dato origine : Versa, Versesi, Vercesi.
Di Vercesi ce ne sono tanti, ma i Vercesi della Crosia a Montù Beccaria sono solo loro; stoici, onesti, tenaci, attaccati alla loro terra, alla loro casa che abitano da più di 100 anni o forse più, le quali origini ormai sembrano perse nel tempo.

A loro si può risalire senza problemi dal capostipite dell’attuale ramo, Giuseppe Vercesi, classe 1883 e al cugino Carlo Vercesi, lo zio, classe 1886; a quest’ultimo si deve l’acquisto del lotto di terreno denominato La Crosia e la costruzione della grande casa colonica nei primi del ‘900, ancor oggi sede dell’azienda.
All’epoca molti erano i terreni coltivati dai cugini Vercesi; com’era d’uopo, spesso venivano condotti senza alcun titolo di possesso. Grazie al progresso, all’avvento della burocrazia, del catasto , tutto venne più facile e rintracciabile, dando un senso e un nome ai vari appezzamenti di terreno e ai suoi proprietari.
A memoria d’uomo si narra che sin dal ‘800 sui terreni annessi alla Crosia, vi siano sempre state impiantate e coltivate viti per la produzione di vino; ma i due conflitti mondiali, le morti premature, la carestia e la necessità atavica di procurarsi di che vivere, hanno spinto gli avi di questa famiglia ad abbandonare parzialmente la coltivazione della vite.
Fu Pierino Vercesi, classe 1925, che alla morte dello zio Carlo, avvenuta alla fine degli anni ’50, prese letteralmente in mano la situazione e l’azienda; abbandonò infatti il suo secondo lavoro a Pavia, per dedicarsi integralmente alla sua passione, alla sua vita: la vigna.
Con abilità e maestria appresa dai tanti lavori che fu costretto a imparare, dopo essere rimasto orfano di padre all’età di appena 3 mesi ( unico maschio di 4 figli), e soprattutto grazie all’esperienza di vivaista; iniziò ad allestire vigneti innestando egli stesso le proprie barbatelle, con cloni selezionati e ritenuti qualitativamente parlando, eccellenti.
Si deve a lui infatti l’ampliamento della superfice vitata in capo all’azienda, acquistandone e locandone di nuova, sino ad arrivare all’odierna dimensione di circa 5 ettari.

Intanto l’unico figlio, Marco, classe 1962, si stava facendo uomo, imparando i primi rudimenti delle viticultura, che approfondirà e completerà, conseguendo diploma di perito agrario presso l’allora rinomato, l’Istituto Gallini di Voghera.
Nel 1988 Marco Vercesi, scelse di subentrare al padre nella conduzione aziendale, operando da subito alla sua radicale trasformazione e modernizzazione.
Lo scontro generazionale tra padre e figlio, tra passato e presente, non fu certo facile; ancor oggi la mamma di Marco, Paolina detta Tilde, racconta delle varie litigate , delle cene non consumate e dell’arduo ruolo di paciere tra i due arieti.

Marco infatti, credendo fortemente nel suo territorio, nelle proprie capacità e con un pizzico di sana follia, decise di gettarsi su un mercato completamente diverso rispetto a quello tradizionale, riuscendo alla fine a convincere il padre Pierino, depositario della tradizione, a sostenerlo e coadiuvarlo anche nelle scelte più innovative, puntate esclusivamente al raggiungimento della massima qualità.
Marco decise infatti di produrre vini di nicchia, vini per palati raffinati, vini di cui in Oltrepo’ all’epoca, se ne era solo sentito parlare .
Ampliò la cantina, rivoluzionò integralmente il concetto classico di coltivazione e vinificazione; introdusse l’uso delle Barriques, la vendita in bottiglia; abolì l’uso di pesticidi tossici alla salute e al territorio, evitò la lavorazione del terreno per impedire lo smottamento dello stesso e causare frane, fenomeno assai frequente in collina, Montù Beccaria è infatti sito a 280 slm.
In vigna iniziò a selezionare i grappoli, ovvero abbattendo quelli in eccesso, diminuendo il numero di gemme/tralcio , assicurando in questo modo qualità al prodotto finale; se alla pianta si lasciano molti grappoli da nutrire, spartirà le risorse a sua disposizione come un buon padre di famiglia, tra tutti i suoi figli.
Quindi: meno grappoli = più nutrimento per i grappoli rimasti > qualità.
Scelta alquanto pioneristica e rischiosa, soprattutto dal punto di vista economico.
Alla fine degli anni ottanta, L’Oltrepo’ allora era noto, nel bene e nel male, come “damigiana di Milano”, ovvero grosso bacino di vino sfuso e low cost, alle porte della grande città nel bel mezzo del boom edilizio.
Puntando sulla produzione di nicchia, bisognava cominciare tutto dal principio; uscire dagli stereotipi dell’epoca e della zona, conquistare nuova clientela ed educare il palato dei clienti storici a vini nuovi, raffinati, diversi e ovviamente con un prezzo al pubblico decisamente superiore.
Non fu facile, la concorrenza di regioni italiane e estere sicuramente più blasonate non favorirono la riuscita del progetto. Furono anni difficili, nei quali, solo la forza di carattere e i solidi principi alla quale la famiglia Vercesi era ancorata, permisero di stringere i denti, alzare la testa e proseguire per la propria strada, consapevoli del fatto prima o poi anche il consumatore finale si sarebbe abituato e educato al cambiamento.
Così è stato, per fortuna!
Dal 1988 ad oggi di anni ne sono passati, solo da qualche tempo l’azienda ha iniziato a raccogliere gli elogi delle sue scelte.
I riconoscimenti di cui si parla non sono certo premi o citazioni su guide del settore; bensì consumatori finali, vecchi e nuovi, che si avvicinano ai vini dapprima con curiosità, poi con ammirazione e questo per i Vercesi vale tutto il lavoro, le umiliazioni, le delusioni passate; parte integrante dell’orgoglio di oggi.
Di strada, senza l’appoggio di nessuno, senza sovvenzione alcuna la famiglia Vercesi della Crosia ne ha fatta, ma c’è ancora tanto da fare, il coraggio e la forza non manca.

Il passato e il presente sono certi e il futuro ha basi ben solide su cui poggiare, così come gli ultimi due eredi di questo cognome, Massimiliano e Manuele Vercesi, ultima generazione di vignaioli; pur se ancora piccoli, già ben introdotti nel mondo del vino e alle nozioni fondamentale della degustazione, grazie a mamma Simona e a papà Marco che tengo a trasmettere ai loro figli valori come : amore, passione, rispetto per la vita e per la vite.
I vini Vercesi, rappresentano da sempre l’intensa passione per la vite e per il vino.

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