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I vitigni.

La semantica dei nomi di vitigni ha avuto il suo sviluppo a far inizio dal XII – XIII secolo, tuttavia le basi di partenza erano già state tracciate dai latini ed in particolare da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”.
      Le motivazioni circa l’assegnazione delle denominazioni possono essere classificate secondo questi criteri:

  • le percezioni sensoriali dell’uva, cioè in base al colore degli acini, come ad esempio il Verduzzo, e l’Erbaluce che si presenta particolarmente chiaro, oppure in base alle caratteristiche gustative, ne sono esempi il Dolcetto, leggermente dolce, o il Tazzelenge, che per la sua acidità sembra che tagli la lingua;
  • le caratteristiche morfologiche del grappolo o dell’acino, come ad esempio l’Uva Rara (grappolo spargolo), il Pagadebit (paga + debito, per l’alta produzione)
  • la fenologia del vitigno, denominazione legata soprattutto al mese di maturazione, ad esempio Arneis che in provenzale significa “fuori stagione”, oppure il Primitivo che è particolarmente precoce
  • le tecniche di coltivazione e produzione, come per la varietà Schiava che viene allevata con l’utilizzo di un tutore
  • l’appartenenza al luogo di produzione oppure derivanti da nomi di persone o Santi.

      Un’ulteriore importante classificazione è rappresententata dalla quantità delle sostanze odorose. Queste sono costituite per la maggior parte dai terpeni (es: geraniolo, linalolo, …) e si concentrano nella buccia. Sono abbondanti nei vitigni aromatici, vanno via via diminuendo nei semiaromatici e quasi scompaiono in quelli neutri.

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